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Quattro italiani a Istanbul

  • Redazione
  • Nov 27, 2025
  • 2 min read

Qualche giorno fa, abbiamo avuto la possibilità di intervistare Roberto, Claudia, Ennio e Flavia, quattro studenti universitari italiani arrivati a Istanbul per fare un’esperienza di tirocinio davvero speciale. 


Roberto, romano di 25 anni, studia Relazioni Internazionali alla Lumsa; Flavia, sua coetanea, di Alessandria, segue lo stesso percorso all’Università La Sapienza di Roma. Claudia, veronese, sta per laurearsi in Scienze politiche a Milano ed Ennio, 24 anni di Caserta, studia Lingue all’Università di Siena. Con questa chiacchierata, abbiamo cercato di cogliere il loro punto di vista su questa esperienza e sul vivere in Turchia e in Italia.

L’occasione è arrivata grazie al Ministero degli Affari Esteri, che ogni anno offre opportunità di tirocinio all’estero con due bandi: uno per Ambasciate e Istituti di cultura e l’altro per le Scuole italiane all’estero. I quattro ragazzi hanno scelto il secondo, desiderosi di fare un’esperienza internazionale in linea con i loro studi e sono stati selezionati.

Istanbul, spiegano, è una miscela di caos, storia e bellezza. La parte europea della città ricorda molte città europee, ma è enorme e piena di contrasti, mentre la parte asiatica conquista per i mercati, la biblioteca di Moda e l’atmosfera diversa. Flavia racconta che la città ha diversi “livelli di storia” che si percepiscono ovunque: chiese diventate moschee, mura romane e quartieri bizantini convivono con la modernità.

Anche il confronto con le scuole turche è stato sorprendente. Rispetto all’Italia, qui gli studenti iniziano prima, le pause sono diverse e il rapporto con i professori è molto più diretto e informale. La mensa e il bar non mancano, mentre “In Italia spesso dovevi portarti otto chili di libri nello zaino e non c’erano bar”, ricorda Claudia ridendo.


Tra i momenti più emozionanti vissuti in Turchia, i ragazzi citano il traghetto sul Bosforo, le mura romane, la visita all’isola dei Principi e un indimenticabile viaggio in Cappadocia per vedere le mongolfiere all’alba. Anche il cibo turco li ha conquistati: kokoreç, zeytin açma, gözleme, baklava e la colazione con menemen sono diventati dei veri must, senza dimenticare l’immancabile ayran.

Istanbul ha anche insegnato loro la pazienza, l’empatia e l’autonomia. Nonostante qualche pregiudizio iniziale, soprattutto sulla cultura e sul modo di vestire dei turchi, tutti concordano sul fatto che la città li abbia sorpresi con la sua ospitalità e la sua ricchezza storica. E poi, non si può dimenticare la presenza ovunque di gatti e cani, ormai diventati parte integrante dell’esperienza quotidiana.


Se dovessero descrivere Istanbul in tre parole? Sole, caos e… gatti. E tra i luoghi da non perdere, le moschee di Çamlıca ed Eyüp, il ponte di Galata, l’Istanbul Modern, museo d’arte contemporanea progettato da Renzo Piano e, naturalmente, Santa Sofia, con tutta la sua storia millenaria.

Questa esperienza, tra lezioni, esplorazioni e scoperte gastronomiche, ha permesso ai quattro studenti di vedere Istanbul con occhi nuovi: una città travolgente, affascinante e incredibilmente viva.


Elvan Kahveci e Doğa Çavuşoğlu, classe 11/III C

 
 
 

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