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Sulla virtù e l’educazione dello spirito

  • Redazione
  • Apr 1
  • 6 min read

Chi non sa come educare la propria anima, invece di condurre la vita seguendo i dettami della ragione, sarebbe meglio che trovi la pace nell’anima e non viva affatto. Ma se deve necessariamente vivere, allora è più opportuno che una tale persona non viva come uomo libero, ma… consegnando le redini della sua ragione a qualcuno che sappia l’arte di guidare gli uomini.” Platone, Repubblica, 408 b“Socrate tu sei, a mio avviso, per chi non è ancora incoraggiato sulla via della virtù, un gioiello inestimabile, ma per chi è già incoraggiato sei quasi un ostacolo al raggiungimento del fine ultimo della virtù e della felicità”. Giovanni Reale, Socrate. Alla scoperta della sapienza umana.


Da queste riflessioni emergono alcune questioni fondamentali della filosofia: una persona può governare la propria anima? La virtù può essere appresa? Se la virtù non può essere appresa, allora c’è bisogno di una guida? Secondo Platone, l’anima umana può certamente essere educata. Secondo Platone l’essenza umana consiste nella ragione (logos) e in due parti dell’anima (thymos ed epithymia). Questa visione viene esposta attraverso il mito del Carro alato. Platone sostiene che l’uomo sia come un auriga che guida i due cavalli del carro. La strada su cui il carro procede simboleggia la vita. L’auriga rappresenta la ragione, cioè il logos: è  colui che prende le redini e decide dove andare. Il compito dell’auriga è, dunque, domare i due cavalli e guidare il carro sulla giusta strada. Il primo cavallo rappresenta il coraggio, l’onore, la giustizia, la rettitudine e la volontà, e aiuta l’auriga. Il secondo cavallo, difficile da domare e incontrollato, rappresenta desideri e istinti, una forza che devia la ragione dal suo cammino.Tenendo presente questa allegoria si può considerare come Platone concepisca l’educazione dell’anima. La parte dell’anima spinta dai desideri, che tenta di deviarci dal bene è accanto alla parte virtuosa, che vuole mantenerci sulla giusta via. Mentre i desideri trascinano la ragione lontano, la parte virtuosa la supporta. Tuttavia, ciò che deve prendere le redini e educare l’anima è la ragione stessa. L’educazione dell’anima avviene quando i desideri diventano misurati e la ragione, con la parte virtuosa, li governa. Secondo Platone, questo equilibrio non è immediato. Come l’auriga deve regolarmente controllare i cavalli per evitare deviazioni, così l’educazione dell’anima richiede uno sforzo costante per tutta la vita. 


Questo può essere ottenuto in tre modi. Il primo è la filosofia. 


La filosofia è efficace nel far riflettere l’anima su se stessa. La natura interrogativa della filosofia è essenziale per conoscere sé stessi e osservare il conflitto tra le due parti dell’anima (desideri e virtù). Chi fa filosofia, quindi, interroga anche la propria anima, conoscendola e prendendo le redini per educarla. 


Il secondo è l’educazione. Secondo Platone, l’educazione non consiste in conoscenze momentanee, ma nell’educazione del corpo e della ragione. L’educazione forma il carattere. Chi ha un carattere formato ottiene uno strumento prezioso per guidare la propria anima. L’individuo educato raggiunge la maturità governando i desideri e la virtù della propria anima con la ragione. 


L’ultimo modo è costituito dalle abitudini o pratiche. Poiché l’anima deve essere continuamente controllata dalla ragione, è necessario mantenerla in equilibrio attraverso la pratica costante. Per esempio, la moderazione, il coraggio quando necessario, e il comportamento giusto nelle attività quotidiane educano l’anima e ne garantiscono la continuità.


Tenendo a mente quanto detto finora, possiamo ora passare a considerare le riflessioni di Kant su questo tema. 


Secondo Kant, ogni uomo possiede la ragione. La ragione costituisce la volontà e fornisce uno spazio di libertà. L’individuo non è solo soggetto alla legge deterministica della natura, ma può agire secondo la propria ragione e prendere decisioni autonome.


L’uomo, dotato di morale, può distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. La legge morale, basata sulla ragione, è la legge del dovere, che richiede di usare la ragione per determinare ciò che è giusto o sbagliato e agire di conseguenza. 


La condizione fondamentale affinché l’uomo possa essere morale, cioè possa agire secondo la ragione, è ancora una volta, e in modo simile alla posizione di Platone, la presa di distanza dai desideri. 


Secondo Kant, lo spazio di libertà - razionale - si forma distanziandosi dagli altri esseri viventi e usando la propria volontà. Se l’uomo agisce solo secondo istinti e desideri, come gli animali, la sua volontà libera non opera. L’uomo è libero proprio perché governa i propri desideri con la ragione, li controlla e vive secondo la legge del dovere. 


In questo contesto l’educazione secondo Kant diventa la capacità di controllare la volontà e i desideri. La vera educazione consiste, dunque, nell’acquisire la capacità di dominare i desideri con la ragione e di applicare la legge del dovere. Ciò dipende dallo sviluppo della coscienza del dovere, dalla comprensione e interiorizzazione della legge morale, dall’approccio razionale e dalla disciplina. Una tale persona, controllando i desideri e usando la propria volontà, è libera.


Tornando a quanto dice Platone nel titolo: chi è che non sa educare la propria anima? 


La persona che non sa discernere il bene dal male non usa la propria ragione come guida e non controlla i desideri. Platone, in questo caso, dice che le due parti dell’anima non sono in equilibrio e armonia. La ragione non domina le due parti. La persona è guidata dagli istinti e dai desideri. Tale persona non ha controllo sul corso della propria vita e agisce secondo impulsi momentanei e capricci. 


È controllata da emozioni forti, passioni, paure, dipendenze e piaceri. Anche se desidera essere virtuosa, non vi riesce completamente. Per questo Platone sostiene che una tale persona cercherà un maestro. Perché in questa condizione, essendo già schiava dei propri desideri, non possiede libertà reale e prende decisioni secondo i desideri. 


Per chi non è libero, senza educazione dell’anima, rivolgersi a una guida è opportuno. Ma è davvero la cosa migliore da fare?


Fin dall’inizio dell’umanità, sono emersi numerosi metodi, autorità, norme e riferimenti che dicono all'uomo come debba agire. Nei secoli, le persone hanno regolato il proprio comportamento secondo la propria coscienza, in base alle norme familiari e sociali, alle religioni o alle leggi. È dunque una cosa comune avere una guida che dà indicazioni di comportamento. C’è tuttavia da chiedersi: ma è utile  per chi non usa la propria ragione sottomettersi a una guida?


Secondo Freud, l’uomo possiede paure inconsce che non può controllare, come paure esistenziali, senso di impotenza, paura della morte e dell’ignoto. Queste pulsioni profonde sembrano mettere in dubbio la possibilità di educare consapevolmente e razionalmente l’anima. 

Sebbene Freud parli dell’inconscio, l’incapacità di gestirlo corrisponde all’incapacità di educare l’anima. 

Freud osserva come tali individui, quelli che non sanno governarsi, si rifugiano nella religione, che offre sicurezza. I religiosi possono apparire guide per l’anima, ma se la persona non conosce sé stessa, la religione può allontanarla dalla razionalità.Lo stesso si verifica con le guide politiche. I governi, storicamente e ancora oggi, cercano di controllare la vita delle persone per rafforzare il potere. Propaganda, narrazioni trasformate in strumenti di controllo o imposizione di stili di vita ideologizzati sono esempi evidenti. 

Società che non sviluppano un atteggiamento razionale tendono a seguire leader populisti, con problemi sociali significativi.


Un altro  fenomeno che si collega alla figura del maestro-guida sono i “mentori” o “life coach” sui social media, che dicono alle persone come vivere. 

Sebbene apparentemente innocui, questi coach impongono stili di vita senza stimolare la riflessione personale, mettendo l’individuo nelle mani di chi promette felicità e successo. Ciò limita l’autoconsapevolezza e lo sviluppo personale.


Infine c’è il sistema educativo. Oggi molte scuole presentano i contenuti, senza stimolare la riflessione critica o la ricerca della propria verità. Materie come filosofia, storia, sociologia, educazione religiosa e morale, che dovrebbero incoraggiare la riflessione, spesso si riducono alla memorizzazione. Questo rende gli studenti uniformi, indebolisce il pensiero critico e risulta pericoloso.


È dunque davvero possibile guidare con la propria ragione le scelte che ciascuno fa, oppure sono troppi i fattori di controllo esterni o inconsci che ce lo impediscono?


Secondo Nietzsche, l’individuo deve rifiutare valori, insegnamenti e morale imposti e coltivare la propria forza creativa. 


Gli istinti precedono la ragione. L’uomo sopravvive e agisce guidato dagli istinti e dal desiderio di vivere. La ragione è secondaria. Nietzsche contesta, dunque, Aristotele: l’uomo non è animale razionale, ma un animale represso da società, educazione, morale, ragione e religione. Reprimere gli istinti non è una vera educazione, perché gli istinti sono manifestazione della volontà di vivere e creare. L’uomo non deve muoversi solo secondo gli istinti, ma deve trasformarli, canalizzandoli, sublimandoli in creatività, sport, pensiero e ricerca della virtù. Secondo Nietzsche, l’anima non deve essere educata quindi, non serve una guida. 

L’importante è conoscere i propri desideri, accettarli e lasciare che ci portino alla creatività. Solo così l’individuo raggiunge la propria verità e la propria virtù.


A questo punto possiamo dire che se pensiamo che reprimendo i desideri si possa vivere virtuosamente, tutto questo è illogico. 

L’aspetto animale e primitivo è parte integrante dell’uomo. I desideri esistono. Non sono in sé negativi, né separano l’uomo dalla società. Ogni individuo deve conoscere e gestire i propri desideri, realizzandoli o indirizzandoli verso altre aree della vita; la loro repressione porta spesso a esiti opposti, aumentando la schiavitù verso questi stessi desideri o causando problemi psicologici. 


Concludendo possiamo dire che l’educazione dell’anima e il raggiungimento della virtù sono tra i temi centrali della filosofia. Platone accetta l’idea che possa esserci una guida se la ragione manca; Kant sostiene un’educazione razionale e disciplinata al fine esercitare la propria libertà; Nietzsche indica invece un percorso autonomo, in armonia con gli istinti, verso la propria verità. 

Conoscere i propri desideri permette di costruire virtù e verità senza guide esterne, permette di “diventare ciò che si è”.


Doğa Çavuşoğlu, classe 11/III C, anno scolastico 2025-2026

 
 
 

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